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Dengue: uno studio spiega come avviene il contagio in Italia
15 Lug 2026

Dengue: uno studio spiega come avviene il contagio in Italia

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Il contagio della Dengue nei focolai italiani quasi sempre arriva a poca distanza dal caso iniziale. È la conferma che arriva da uno studio coordinato dall’Istituto superiore di sanità (ISS), in collaborazione con la Fondazione Bruno Kessler, e pubblicato sulla rivista Eurosurveillance.

La ricerca spiega come l’identificazione precoce e le misure rapide di controllo degli insetti vettori siano cruciali per il controllo del focolaio. Le infezioni autoctone da Dengue, infatti, negli ultimi anni stanno aumentando sull’intero territorio europeo, in particolare in Francia, Italia e Spagna, a causa della presenza della zanzara Aedes Albopictus (la cosiddetta zanzara tigre), che è in grado di diffondere il virus quando si verifica un caso importato. Uno scenario che spesso rischia di ripercuotersi anche sulla regolare attività trasfusionale.

L’indagine si è basata sull’analisi dei focolai individuati in Italia nel 2024, che hanno generato quasi 300 casi, il numero più alto mai registrato in Europa. Attraverso l’osservazione delle caratteristiche temporali e spaziali dei contagi e applicando a questi dei modelli matematici, i ricercatori hanno cercato di ricostruire le catene di trasmissione e di stimare le tipologie di focolai, quantificando la proporzione di contagi verificatisi a varie distanze e stimando l’influenza di vari fattori, incluse temperature e mezzi di controllo applicati, sulla trasmissione secondaria del virus.

Durante i focolai, ha evidenziato lo studio, il tempo di trasmissione tra un caso primario e uno secondario è risultato di 18 giorni, con il contagio che si è verificato in casa nel 15,4% dei casi. Tra i casi di cui si è potuta ricostruire la catena di trasmissione, meno dell’1% si è verificato a più di 400 metri dall’origine. Ma non solo.

Lo studio spiega anche che, una volta scoperto il focolaio, la trasmissibilità cala drasticamente, con il numero di casi secondari per infezione che scende da 1,4 a 0,4. Infine, le misure di controllo dei vettori sono in grado di far diminuire del 41,3% la trasmissione, che invece aumenta del 19,8% per ogni aumento di un grado della temperatura.

Per quanto riguarda l’Italia, fa sapere l’Istituto superiore di sanità, dall’inizio dell’anno al 30 giugno risultano 169 casi confermati di Dengue, tutti associati a viaggi all’estero. È quanto emerge dall’aggiornamento mensile della dashboard sulle arbovirosi appena pubblicato, secondo cui la grande maggioranza di questi casi (il 71%) presenta come luogo di esposizione le Maldive. Ai casi di Dengue registrati nel nostro Paese, tutti senza decessi, si aggiungono: 13 casi confermati di Chikungunya, tutti associati a viaggi all’estero (77% con luogo di esposizione Seychelles), anche in questo caso senza decessi, e 2 casi di Zika virus, tutti importati, con nessun decesso. Non si registrano casi di meningoencefalite da zecche (TBE, Tick Borne Encephalitis), o meningoencefalite primaverile-estiva, una malattia virale acuta del sistema nervoso centrale causata da un arborvirus appartenente al genere Flavivirus, molto simile ai virus responsabili della febbre gialla e della stessa Dengue.

Per saperne di più sul virus Dengue e approfondire caratteristiche, modalità di trasmissione e possibili rischi, è possibile leggere l’intervista al dottor Giovanni Garozzospecialista in Ematologia e consulente sanitario di AVIS Nazionale.
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